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Nel 1980 la nostra Comunità Montana, grazie ai contributi Regionali, organizzò squadre di volontari per cercare di dare una risposta al gravoso problema degli incendi boschivi.
Vennero contattati principalmente i dipendenti comunali, e poi come una catena di S.Antonio, la voce si estese fino a raggiungere il ragguardevole numero di 50 volontari.
Penso che parecchie attrezzature siano ancora impacchettate nei loro contenitori, dico questo perché sui pochi incendi (quelli in cui ci hanno chiamato) ci si trovava sempre gli stessi,
mal organizzati, senza collegamenti radio senza mezzi senza un minimo di coordinamento.
Le attrezzature date in dotazione erano:
La nostra Comunità Montana acquistò una vecchia campagnola AR 59 a benzina e installò un blitz della Prometeo con serbatoio da 400 litri a soffietto, che purtroppo per un motivo o per l’altro o era rotta o non aveva carburante. Le chiavi, dove erano depositate le attrezzature, le aveva solo una persona e praticamente quando era assente si andava sull’incendio a sbadilare, con le auto private. Era tutto troppo improvvisato ed era più il tempo che si perdeva nel cercare di partire, che il risultato che si otteneva. Sicuramente all’epoca erano molto più organizzati i forestali. Questa situazione è andata avanti sino all’estate 1994, quando su un ennesimo incendio qualcuno stufo di questa realtà, ha sollevato il problema e la sensibilità di alcune persone ha voluto che le cose cambiassero. Si organizzò una riunione con tutti quei volontari che a suo tempo avevano avuto le dotazioni personali, pregando (nel vero senso della parola) di restituire le attrezzature se non volevano più far parte della squadra. I risultati furono poco edificanti, ma ci rimboccammo le maniche e attrezzammo un vero gruppo, con turnazioni, radio e piccola sede presso il capannone della Comunità Montana. Intanto cercammo di fare tutti quei passi burocratici per le varie iscrizioni al Registro regionale, al Dipartimento. Tutto si bloccò perché nel novembre 2004 ci fu la disastrosa alluvione nell’alessandrino e si partecipò in Alessandria e a Pezzolo Valle Uzzone. Nel frattempo ci furono i primi tentativi per far nascere l’Associazione A.I.B. del Piemonte e questa fu la svolta della nostra squadra che viaggiava in parallelo tra l’organizzarsi autonomamente e aderire all’Associazione A.I.B. Infatti tutto il gruppo che faceva parte della Comunità Montana fu diviso in 4 squadre: A.I.B. MOLARE, A.I.B. CASSINELLE, A.I.B. CARTOSIO e A.I.B. VALLE BORMIDA. Le prime tre squadre, anche perché erano in comuni di dimensioni sufficienti ad avere dei volontari del comune stesso, hanno preso il nome del comune dove avevano la sede, mentre la nostra, VALLE BORMIDA, pur avendo la sede a Castelletto d’Erro, aveva 3 volontari che risiedevano a Castelletto, mentre gli altri volontari erano di Spigno Monferrato, Malvicino, Montechiaro d’Acqui, Denice, e il nome VALLE BORMIDA nacque proprio per dare una valenza di Valle. Venne creato un logo che presenta la scritta A.I.B. con la A che rappresenta un albero verde, la I che rappresenta una barriera d’acqua di color blù e la B stilizzata che rappresenta il fuoco rosso. Non fu facile all’inizio, mi ricordo che andammo nella sede della Prometeo a Sommariva Bosco, a comprare le tute e gli scarponi, anticipando di tasca nostra le spese. E iniziò la nostra avventura autofinanziando varie iniziative che ci permisero di avere quello che abbiamo e di essere dove siamo. Una bella squadra di amici che tutti insieme collaboriamo per difendere la natura e crescere sia dal punto di vista organizzativo e culturale. Ci piacerebbe avere una foto da pubblicare, anche in bianco e nero, ma non penso di avere questa opportunità.
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